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martedì 30 maggio 2017

Il prossimo

Continuo a convincermi che il precetto evangelico esorti ad amare il prossimo perché questo compito è infinitamente più arduo rispetto a quello di amare il distante. Non credo sia una riflessione originale, è molto probabile che non sia corretta in termini esegetici o filologici (io non sono un teologo quindi...), ma è senz'altro molto attuale in questo mondo in cui chi ha condannato il prossimo (e se stesso) a una pessima sorte, appoggiando un progetto i cui contorni cominciano a delinearsi con una certa precisione (visto il tweet di Donaldone a Angela? E visto come Angela vuole prendere in mano il nostro destino?), si lava la coscienza nel modo altrettanto irrazionale e autolesionista cui assistiamo.

La povertà è più sgradevole quando si presenta con le vesti dignitose e consuete del nostro vicino. Non è vero che gli uomini hanno paura del diverso: hanno paura dell'uguale, perché questo, più del diverso, gli ricorda quanto sia accidentale, ingiusto e precario essere nati "dalla parte giusta".

Ed è questo, proprio questo, ciò su cui il piddino bennato non vuole riflettere, e che non ammetterà mai: perché lui, di essere migliore, lo crede, e crede che ciò gli spetti per retaggio divino.

Certo che quando ti tocca in sorte come prossimo uno di loro...


venerdì 26 maggio 2017

Cómó

Questa sera sono a Cómó, come dicono loro (noi diciamo Còmo), su invito di Claudio Borghi, un invito che arriva in un momento un po' affannoso, ma al quale non ho pensato nemmeno per un istante di sottrarmi, alla luce della nostra amicizia che entra nel quinto anno fra pochi giorni.

(...fra l'altro, se sono in affanno è solo colpa mia. Due giorni fa sono stato al primo saggio di flauto di Uga, e ho incontrato amici che da tempo non vedevo, e che continuano a far musica con un'insegnante: belli rilassati, suonavano il loro Corelli o il loro Praetorius di fronte a una platea di amici e parenti, e alle loro insegnanti - una delle quali, quella di Uga, è anche stata mia "collega", pur essendo molto più brava di me: la vedete qui ad dexteram guru in questo simpatico video pre-Lehman... - e io pensavo: "Ma non potrei fare così anch'io, invece di stressarmi in giro per festival? Perché voglio fare tutto? Qualcosa non sarebbe già abbastanza?" Ma si sa che Narciso finì annegato: agli annegati manca l'aria, come a me in questo momento, però #iostoconclaudio e #jesuisborghì non si discutono...)

Per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, ricordo che cinque anni fa, analizzando i contatti del blog, ero capitato su questo apprezzamento di Claudio: "un filo complottista, ma..." (commovente la natura della discussione, vero?). Da lì ero risalito al suo video (che resta tuttora attuale). Poi lui mi scrisse (e si era fatto luglio 2012). L'anno dopo fondammo insieme a/simmetrie, di cui Claudio è stato vicepresidente fino a quando non ha deciso di intraprendere una carriera politica. A quel punto ha deciso di dimettersi dal direttivo (restando socio dell'associazione), con una sensibilità e un'eleganza non comuni.

Va anche detto che, a differenza di quanto si riscontra correntemente, nel suo caso la scelta di militanza politica, effettuata partendo da un orientamento piuttosto lontano da quello leghista, non ha comportato uno scadimento partigiano degli argomenti (controesempio illustre il nostro amico Trullo whisperer...).

Anzi!

Vorrei ricordare che Roberto Perotti ha riconosciuto la sostanziale fondatezza degli argomenti portati da Claudio nel dibattito grazie all'opuscolo Bastaeuro (ora Oltre l'euro) diffuso dalla Lega. Un opuscolo quindi partigiano (nel senso di partitico), ma non per questo becero o tendenzioso. Sì, avete capito bene: è proprio di quell'opuscolo di informazioni fattuali e scientificamente fondate sulla crisi che tutti (tranne me) si sarebbero aspettati di veder diffondere da altri movimenti asseritamente "critici", e la cui prefazione mi è costata l'ostracismo della parte più cialtrona, fascista, ridicola e perdente dell'Armata BrancaXXXXXone "de sinistra" (ma non torniamo su questi episodi squallidi: la situazione è comunque in rapida evoluzione...).

Ecco: da una parte argomenti fondati, e dall'altra argomenti infondati. Basterebbe questo per decidere da che parte schierarsi. Io sto con Claudio. Right or wrong, this is my country.


(...sentito che tiro Vivaldi? Ecco: i motori li sappiamo fare meglio noi: i tedeschi, al più, li sanno copiare, e questa è storia - anche della musica...)

mercoledì 24 maggio 2017

Professorechennepenza?

Ci sono due modi di rispettarmi: rispettarmi, e non rispettarmi. Come ogni persona (con la probabile eccezione di NSGC e Gandhi), applico reciprocità.

C'è un unico modo di non rispettarmi: non rispettare il mio tempo.

In compenso, ci sono molti modi di non rispettare il mio tempo, e il più odioso di tutti è chiedere la mia opinione sugli sproloqui del primo dilettante che passa per strada.

Segue esempio (anonimizzato):

Buona sera Prof,


la seguo moltissimo su goofynomics [Ndc: non si direbbe!] e le chiederei se volesse spendere 10 minuti del suo tempo per leggere il link di [sito dilettantesco infarcito di banner pubblicitari], e precisamente l’intervista a [quidam de populo non repertoriato né in Scholar né in IDEAS] che neanche tanto velatamente mette in discussione dei punti [parole random] da lei affrontati in maniera molto analitica.

Che ne pensa? Cos’è che non funziona nell’articolato dell’intervista?

Cordialmente
Un Kamikaze

Torno a chiarire un punto: la mia opinione su una banalità (dal punto di vista teorico) come la crisi dell'Eurozona non interessa nemmeno a me e non deve interessare a voi, per il semplice motivo che questo blog è nato per presentare fatti, non opinioni, e per insegnarvi a valutarli autonomamente. Tanto meno deve interessare la mia opinione su opinioni sconclusionate. Se non ce la fate a capirlo, vuol dire che non sono riuscito a spiegarlo: ne prendo atto, ma non posso farci niente: più di quello che ho fatto, dopo sei anni passati come un sol di violino accordato sul mi, non potevo fare, e difficilmente resisto alla umana tentazione di irritarmi nel constatare questo mio evidente fallimento. Quello che sta succedendo non è materia di "opinioni" o di "chennepenZa": sono processi oggettivi descritti in modo assolutamente rigoroso e inequivocabile dalla letteratura scientifica (chi non ne fosse convinto, può ripassare dal via). Anche solo evocare la doxa, anche solo immaginare di sollecitare un "chennepenZa" della doxa di chi, non avendo documentata esperienza di ricerca nel campo, non ha alcun titolo per esprimerla (pur avendone, evidentemente, tutto il diritto - ma diritto e titolo sono due parole diverse), significa non aver capito lo spirito di questo blog, che è aiutarvi a pensare, non a scassarmi i cabbasisi.


Tra l'altro, per una inesorabile regolarità empirica, chi si arroga in questo modo insulso il ruolo di padrone del mio tempo, in ogni singolo cazzo di caso risulta non aver contribuito ad a/simmetrie, che è la struttura che (fra l'altro) mi permette di risparmiare tempo, e di rendere più efficace e penetrante la diffusione del mio messaggio (che non sono le "mie" teorie, o, come dicono i cialtronissimi, "tesi", ma le teorie altrui, quelle del vero mainstream economico - non dei gentili colleghi che hanno deciso di rinnegarlo). Non dico che contribuire ad a/simmetrie implichi "comprare" il mio tempo (nel caso, vi faccio sapere quanto venivo pagato quando invece di salvare il mondo facevo consulenza... e vedrete che rinuncerete a farmi domande!). Significa però regalarmi tempo, cioè dare un'adesione concreta e rispettosa al progetto che qui a chiacchiere tutti dite di voler sostenere, mentre nei fatti, in molti casi, l'unica cosa che vi interessa è la mia riverita attenzione, l'attenzione di uno che vorrebbe solo essere dimenticato e appartarsi a commentare il Timeo per lo stipendio di nessuno. Non è quindi strano che chi distrugge il mio tempo con email inutili e irritanti (per i motivi appena esposti) si rifiuti, di converso, di dare un cenno concreto di sostegno al progetto.

Chi mi scippa tempo non lo fa per regalarmi tempo!

Il modo migliore di dimostrarmi il vostro affetto è offrirmi un caffè: in questo modo mi darete prova di due fatti essenziali:

1) che voi non avete più bisogno di me, cioè che sono riuscito a rendervi autonomi nel giudizio;

2) che voi credete nella mia capacità di riuscire a orientare progressivamente l'opinione pubblica portando nel dibattito contenuti scientificamente autorevoli e divulgandoli con efficacia comunicativa.

Credo di aver dato prova di queste abilità (se sono arrivato sul Sole 24 Ore, e prima sul Financial Times, e sulla CNN...), e credo che sostenermi per molti di voi non sarebbe un enorme sacrificio.

Eppure, il semplice fatto che con migliaia di lettori e follower (molti sono troll) il 5x1000 sia venuto solo da circa 1400 persone è abbastanza eloquente. A differenza di altre benemerite istituzioni, quella che sostiene la mia attività di ricerca e divulgazione non riceve (chissà perché!) un pozzo di milioni dalle istituzioni europee. Informatevi, fate due conti, e vedete un po' voi come metterla. Da chi ritiene che tutto gli sia dovuto, incluso il lavoro mio e di a/simmetrie, e sia gratis, mi aspetto creda anche che noi possiamo risolvere i problemi del mondo (i problemi dell'infanzia, dei rifugiati, dei poveri) senza prima aver risolto i nostri, come se diventare poveri ci consentisse di aiutare meglio chi povero lo è già: e invece, semplicemente, diventare poveri, distruggere il nostro benessere applicando regole irrazionali dettate dagli interessi miopi ed autodistruttivi di una minoranza, ha come unico risultato quello di impedirci di solidarizzare con chi ha bisogno del nostro aiuto, e di privarci dei mezzi per darglielo. Mi sembra quindi evidente quale sia la priorità, nel momento in cui si voglia tentare di rendere il mondo un posto migliore. Ma indipendentemente da queste valutazioni, non chiedetemi di rispondere a una oggettiva mancanza di rispetto con manifestazioni di commosso e riconoscente entusiasmo: sarei ipocrita.

La pubblicazione del lavoro sull'uscita dell'Italia dall'Eurozona chiude un primo ciclo dell'attività di a/simmetrie, portando in Classe A dell'ANVUR (non chiedetemi che ne penso) il tema dei costi macroeconomici di una dissoluzione dell'euro, che abbiamo visto finora affrontare per lo più in modo indegnamente cialtronesco, a un punto tale da rendere inevitabile la reazione della parte sana del mainstream economico (purtroppo ancora minoritaria: il che rende tanto più meritorie le voci isolate che si stanno levando).

Ora inizia un secondo ciclo: quello in cui questi contenuti devono essere diffusi. Se già la ricerca costa (i ricercatori mangiano, quindi hanno bisogno di uno stipendio; i dati e i software costano; inviare un articolo a una rivista scientifica costa; i PC costano; rendere open access un paper costa; presentare un lavoro a una conferenza costa; e così via...), la diffusione dei suoi risultati costa ancora di più, perché richiede staff per gestire contatti, inviare newsletter e comunicati stampa, analizzare il traffico social, organizzare seminari, ecc.

Queste risorse devo cercarle io, e non è un'attività semplice. Quindi, quand'anche non fosse (come è) una cosa estremamente inopportuna, piantatela coi "chennepenZa": purtroppo ho cose più urgenti da fare che rispondere a domande sciape e irrilevanti. Devo ancora rispondere a Cochrane, per dire: non posso occuparmi di Pinco Pallino (che rispetto come persona, ma che non esiste come economista). Viceversa, se non avete migliori opportunità, considerate di devolvere il 5x1000 ad a/simmetrie (qui è spiegato come fare). E se ne avete la possibilità ricordatevi di offrirmi un caffè: non lo berrò, lo dedicherò alle attività che vi ho appena descritto, e che descriverò in un post più analitico.

Ma chennepenZa no, mai più!

Grazie.

martedì 23 maggio 2017

Gavirate (Handel)

Ci siamo molto divertiti. E ora possiamo andare a Halle, a casa del ciccione. Ma prima, il 2 giugno alle 21, saremo a Todi nel refettorio della Santissima Annunziata, quello dove abbiamo registrato Porpora. Stessa formazione, stesso programma: cantate italiane di un tedesco che ha preferito morire inglese. Il che la dice lunga...









giovedì 18 maggio 2017

18 anni fa



(...svegliarsi a ore assurde per dargli l'aggiunta... un incubo... ma era sempre meglio di adesso: più sanno parlare, meno capisci quello che vogliono... perché sono loro a non saperlo! Comunque, la testa ce l'ha. Quando dovrà farlo, la userà. Temo voglia fare l'economista...)

(...e 18 anni dopo John può attendere. Mi scuserò, così non la prenderà come una mancanza di rispetto o di interesse, perché certo non è tale. Quando scrive nel suo campo lo leggo con enorme piacere...)

(...allora ci vediamo dopodomani a Gavirate...)

(...Roberta è uguale. Lui decisamente no...)

mercoledì 17 maggio 2017

PIIGS (il film)

(...ricevo da un amico questa recensione che vi sottopongo. Il film è piaciuto anche a Vladimiro Giacché. Sotto vi dico cosa ne penso io...)



Tre giovani registi indipendenti hanno realizzato un film documentario “Piigs” che ricorda per alcuni aspetti “Inside Job” (documentario del 2010 sulla crisi finanziaria USA) e le storie proletarie di Ken Loach, con riferimento a una Cooperativa sociale costretta da molte difficoltà a causa dei vincoli e le restrizioni imposti ai finanziamenti pubblici. Narrato da Claudio Santamaria e con interviste a Noam Chomsky, Yanis Varoufakis ed Erri De Luca, e ad altri economisti [Ndc: altri?] esperti di economia europea e internazionale tra cui spiccano Paul De Grauwe e Warren Mosler, il film lavora su vari livelli e con l’ausilio degli esperti di economia riesce a chiarire con sufficiente rigore intellettuale gli effetti microeconomici e macroeconomici delle misure di politica fiscale restrittiva imposte agli stati europei dopo l’adozione della moneta unica. In particolare attraverso il piano macroeconomico, ben descritto da De Grauwe, si comprende l’effetto pro ciclico delle misure adottate sotto forma di riforme strutturali nei vari paesi (essenzialmente Italia e Grecia, ma chiaramente anche Spagna e Portogallo) e il fallimento cooperativo che ha caratterizzato l’azione dei governi di fronte alla crisi del 2009 e le sue fasi successive. Il mancato realizzarsi di una piena cooperazione tra i paesi dell’area euro sotto forma di una pronta e adeguata redistribuzione fiscale dal centro alla periferia (Piigs), in presenza dello shock esterno USA della crisi bancaria e l’avvitamento nella recessione che ne consegue. Il fattore ideologico sottostante, relativo all’ideologia dominante nelle stanze del potere, di chiara matrice neo liberista è ben tratteggiato anche grazie alle efficaci interviste a Milton Friedmann dipinto come il demonio liberista. Sul piano microeconomico l’io narrante (Santamaria) riesce attraverso le parole di Mosler a esemplificare bene come non ci sia frattura tra gli effetti microeconomici e macroeconomici delle misure adottate per smantellare lo stato sociale in Europa. La crisi importata dalle banche USA costringe i Piigs, a causa dell’impossibilità di compensare lo shock esterno con una svalutazione del cambio, a ripiegare su pesanti misure di deflazione interna, che colpiscono sul piano microeconomico le aziende più deboli che si fondano sul volontariato, fino alla penosa umiliazione degli esseri umani che le compongono…
Sul piano più alto delle ideologie, dell’analisi geopolitica e spiccano le parole di Chomsky, Erri De Luca e la testimonianza diretta di Varoufakis. Alla radice del male sociale resta, secondo la maggioranza degli intervistati, il disegno incompleto dell’euro, dove a fronte di una partenza con chiari svantaggi comparati per i Piigs non è stato disegnato un corretto schema di piena cooperazione e redistribuzione fiscale dai paesi vincitori ai vinti, né un adeguato meccanismo di uscita graduale per chi non riesce a nuotare con destrezza. L’euro resta un motore apparentemente immobile, ma è in realtà un satellite in rotta di collisione con la terra (proprio come nel film Melanconia la luna) e gli stessi artefici della costruzione dell’Hotel California  ammettono oggi l’esistenza di numerose asimmetrie nella possibilità di intervenire a favore degli stati e di classi intere della popolazione, che soffrono gli effetti dell’austerità fiscale eccessiva, una volta che gli stati si siano trasformati da distributori di beni e servizi per gli svantaggiati a meri impostori, ossia prenditori di tasse sempre più alte. Il film si chiude con le parole di Erri de Luca che sottolinea come gli aspetti demografici (sempre alla radice degli effetti economici) siano ancora (lievemente anche per effetto dei controlli dei media) a sfavore degli oppressi, una classe di pochi e male organizzati giovani individui contro la classe dominante dei vecchi artefici, che non mollano l’osso già ampiamente spolpato e faticosamente conquistato nel dopo guerra.


(...cosa ne penso? Che chi parla di disegno incompleto dell'euro non ha capito cosa sia l'euro, cioè non ha letto il libro che spiega cos'è - o i paper sui quali quel libro si basa, un po' meno accessibili. Penso anche che chi consente a certi personaggi di presentare le cose in questo modo non sta facendo un'informazione molto scrupolosa: siamo pur sempre nel 2017! Questo ovviamente nulla toglie al valore artistico, e magari anche politico, del film: alla fine laggente si convincono con le mozzioni, più che con le quazzioni, e quindi se vogliamo che laggente si ribellano, un discorso non pienamente coerente, ma emozionalmente forte, può avere un suo valore. Bach e Baglioni hanno in comune due lettere e dodici note: è pur sempre un inizio... D'altra parte, voi lo capite bene: perché mai al mondo Nord e Sud avrebbero dovuto cooperare? Perché mai si sarebbe dovuta verificare una redistribuzione da Nord a Sud? Che fosse necessaria lo si sapeva - Mundell (1961) - e che non fosse politicamente proponibile anche - Kaldor (1971). Quindi? Quindi il disegno era perfetto e ha prodotto i risultati che doveva produrre: la distruzione del welfare, come era chiaro a Featherstone (2001). Piagnucolare "autteità bbutta attiva" come il fariseo De Grauwe non ci porta da nessuna parte. Il piddino andrà al cinema, verserà la lacrimuccia, uscirà sentendosi migliore, penserà che il giorno dopo, oltre a ritirare i vestiti in lavanderia, dovrà anche chiedere "un'altra Europa", poi se ne dimenticherà - dell'Europa, non dei vestiti - e la cosa finirà lì. Quando nostro Signore ha detto che "la verità vi renderà liberi", non si è dimenticato di aggiungere "diffidate dalle imitazioni": lo ha semplicemente scritto fra le righe. Questo il mio pre-giudizio. Dopo di che, segnalare - andando a vederlo - che un lavoro su questo tema interessa è comunque un atto politico importante, quindi se vi capita andateci. Pare che sia un film bello, e il valore estetico prescinde dal contenuto politico: l'Iliade è un elogio dell'imperialismo, che è una cosa brutta, ma può evidentemente essere raccontata in modo bello - ancorché lievemente sessista. Lì la colpa, anziché dell'austerità, pare fosse di Elena: ma chi sa leggere fra le righe capisce benissimo com'era andata. Può anche darsi che smentiate il mio pregiudizio: magari qualcuno ha già elementi per farlo. Certo, Erri De Luca - economista come Scacciavillani - che fomenta la guerra intergenerazionale fra poveri non è un buon viatico, come non lo sono il compianto Donald o Efialte. Però su questo sarei indulgente: se vuoi fare un film che laggente vedono, devi usare pupi che laggente conoscono. Bene, vi lascio: devo rispondere a John, e devo andare a suonare a Gavirate della musica che laggente non capiscono...)

venerdì 12 maggio 2017

Gavirate (save the date)

La giornata è stata lunga e mi sento un po' così:


ma prima di spegnermi vi segnalo due appuntamenti in rosso, a Gavirate e poi il 3 a Todi (seguono dettagli).

Che c'entra il rosso? Bè, la diva è rossa. L'unico rosso sul quale si possa fare affidamento, anche se nel sondaggio che ho promosso su Twitter si sta collocando solo al terzo posto. La maggioranza è reticente... come me!

Naturalmente questi due concerti sono la preparazione per questo, e se non venite una parte del programma la trovate qui (però con una mora).

Gila, tu non puoi esimerti: lo so che le rosse ti piacciono!


(...estote parati...)

(...la linea del partito è: carini e coccolosi...)

giovedì 11 maggio 2017

Breve storia triste

(...leggetela senza cliccare sui link - tanto non lo fate mai! Poi provate a indovinare il protagonista. Poi cliccate sui link per avere la risposta...)

(...chi non obbedisce alle istruzioni avrà un figlio Erasmus...)




C'era una volta un macellaio dal grembiule rosa. Il capitale gli chiese di far entrare il paese in un accordo monetario insostenibile, per schiacciare i lavoratori con la svalutazione interna. Lui lo fece e riuscì nell'intento. Ne conseguì una guerra: lui morì male, e i lavoratori sopravvissuti, per un po', vissero bene.





(...e ora, se avete altre storie che non siano wishful thinking, siete ovviamente liberi di raccontarle: coi link, però...)

martedì 9 maggio 2017

Euro e politica



Roberto Buffagni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Cinque anni dopo: Macron e gli squilibri francesi": 

@ Pellegrina e Fabio Pini
Grazie per le repliche, rispondo sinteticamente.

1) Verissimo che "l'argomento euro è perfettamente sviscerabile in TV" e altrove, verissimo anche tutto quel che Alberto ci spiega generosamente qui da anni. Il problema è il seguente:

2) La razionalità c'entra fino a un certo punto. Quel che conta davvero è l'autorità di chi parla. L'autorità costituita, per il solo fatto di esserlo, garantisce il normale svolgimento della vita quotidiana di tutti, esattamente come il papà (di una volta) nella famiglia, e gode pertanto di un credito immenso, di un bonus sconto cazzate di valore inestimabile. Come dice Richelieu, "per il solo fatto di esserlo, il ribelle perde metà della sua forza". Ricordo che in Italia, dopo una guerra persa, una guerra civile atroce, il disonore dell'8 settembre, la monarchia si prese una valanga di voti, la Repubblica ha vinto per un pelo e probabilmente con qualche aiutino/broglio. Secondo voi come hanno fatto gli europeisti a introdurre l'euro? Sulla fiducia, perché erano l'autorità costituita (ed è probabilmente così che se ne potrà/dovrà uscire). L 'effetto di siderazione della propaganda, poi, è equivalente sul piano psicologico a un bombardamento a tappeto: non per il suo contenuto (prevalentemente cazzate) che conta poco più di zero, ma per l’ostensione di forza soverchiante, che appunto “sidera”, induce il timore reverenziale della potenza numinosa, l’inginocchiamento e l’obbedienza. I neoconservatori americani fecero uscire, prima della guerra contro l’Irak, un documento intitolato “Shock and Awe””, una lettura che consiglio caldamente a tutti. Il risultato è che el pueblo NON SI FIDA abbastanza dell'opposizione per affidarsi a lei (il celebre “salto nel buio”) e punto.

2) Perchè el pueblo si fidi dell'opposizione si devono dare queste condizioni: a) l'autorità costituita sta chiaramente mandando in vacca tutto, tipo guerra persa o miseria vera di massa che spaventa tutti (che NON c'è oggi in Europa) b) e/o l'opposizione si presenta come 10 volte più credibile dell'autorità costituita su un tema centrale, ed esprime con autorevolezza una persuasione GIA' largamente maggioritaria nel pueblo. Ce n'è uno solo, è l’elefante nel salotto dei powers that be, ed è l'immigrazione. Io poi lo so che è un tema pericoloso, che è indissolubilmente legato all'economia, alla geopolitica, etc., e che se vai al potere sono quelle, le cose su cui intervenire. Ma non è su quelle che conquisti la fiducia e prendi i voti.

3) Inoltre, el pueblo NON è unido, né giammai lo sarà perché per quanto il programma economico sociale dell'opposizione alla UE possa essere sociale, desinistra, socialista, welfarista, paracomunista, etc., ci sarà SEMPRE una forza di sinistra "critica" tipo Mélenchon con NON si alleerà MAI con la destra (pregiudiziale antifascista, internazionalismo, se serve una conferma istantanea basta leggere Fabio Pini e i molti altri come Luciano Barra Caracciolo che tirano in ballo il fascismo per definire la UE, una realtà che con il fascismo c'entra zero). Il FN ha un programma economico socialista (vero) e si prende i voti del 34% degli operai francesi, ma gli altri voti sul sociale se li prende Mélenchon, se li tiene stretti, e non glieli darà mai.

4) Sintesi dei punti precedenti: Il Fronte Nazionale di Liberazione destra e sinistra unite contro la UE non si farà MAI. Invece il Fronte Nazionale di Collaborazione destra e sinistra unite PER l’Unione Europea è GIA’ stato fatto, si chiama Emmanuel Macron, e si becca una larga maggioranza di voti. Meditare.

5) A questo si aggiunga il fatterello che una volta andati, grazie a una costellazione favorevole o a un intervento della Madonna di Fatima, al governo, bisogna anche governare. Per governare bisogna avere qualcosa come 5.000 persone minimo, interne alla classe dirigente non solo politica, che siano competenti (in grado di mandare avanti la baracca Stato, economia, FFAA) e affidabili (che non ti pugnalino immediatamente alla schiena), sennò succede quel che è successo a Trump, che va al potere per miracolo e poi fa la politica della Clinton perché il gruppo ristretto che lo ha sostenuto non si aspettava che vincesse e non aveva il personale indispensabile per implementare la sua politica (e anche perché Trump è un coglione psicolabile).

6) In Francia, la destra gaullista e la destra cattolica FN il nucleo indispensabile di dirigenti nello Stato e nelle FFAA ce l’hanno, la sinistra no. In Italia la destra antiUe NON ce l’ha, questo nucleo, perché siamo come diceva il generale “un pauvre pays”, e dunque va creato da quasi zero.

7) Va sempre tenuto presente che dati gli attuali rapporti di forza, l’obiettivo strategico massimo a cui si può tendere è imporre una battuta d’arresto al nemico, e togliergli almeno temporaneamente l’iniziativa. E’ pura fantasy l’idea che si possa passare all’attacco, sfondare e rimpiazzare il sistema politico, economico e istituzionale con qualcos’altro. Non esiste proprio il trionfo sans larmes, con la vittoria della ragione, la riconquista della sovranità nazionale, il rispetto della Costituzione antifascista, il ritorno al compromesso socialdemocratico, insomma il back to the future. Il nostro nemico è più forte, molto più forte di noi su tutti i piani, consenso compreso, ha tutta l’intenzione e la determinazione di durare e di estendere le sue conquiste, e ha anche una ideologia e una cultura che a me fanno vomitare, ma sono dominanti e coerenti, molto più dominanti e coerenti delle cento ideologie più o meno intelligenti e coerenti che alimentano il nostro campo.

8) E concludo accennando al vero problema di fondo delle opposizioni alla UE e al mondialismo, vale a dire all’assenza di una teoria complessiva della società di livello paragonabile al marxismo. Oggi le opposizioni al mondialismo sono nella situazione delle opposizioni socialiste nel 1830, senza “socialismo scientifico”, e quindi annaspano, come annaspavano gli anarchici, i blanquisti, i socialisti alla Victor Hugo coi suoi Misérables, etc. 


(...spero di non dover ripetere che siccome Roberto Buffagni è Roberto Buffagni, non è Alberto Bagnai, e quindi, per la proprietà antisimmetrica del non essere qualcosa di diverso da se stesso, io non sono lui. Esaurite queste doverose formalità e aspettato il primo pirla che "grazie professore per questo meraviglioso post" aggiungo due parole: tutto giusto e tutto vero, ma secondo me il punto più importante è l'ultimo. La sconfitta politica dei movimenti critici, anche quando hanno capito qualcosa, è in primo luogo una sconfitta comunicativa, è l'incapacità di comunicare quello che forse non c'è, ovvero un'ideologia, una visione del mondo, e l'essere costretti sulla negativa: no euro. Le Pen nell'ultimo dibattito è caduta in questa trappola comunicativa intaccando la propria autorità. Io ho provato, nei miei libri, a fornire una visione della società, ma non sono Marx - e nemmeno Keynes, e nemmeno Smith, e nemmeno la Rowling - altrimenti non starei a perder tempo qui con voi! Il lavoro da fare è quello, e qualcuno lo farà. Sono molto grato a Roberto per aver posto questa bella lapide sul "famoerpartitismo", sul "famoertavolotrasversalismo", e su altre intumescenze più o meno maligne del pensiero che personalmente ho sempre cauterizzato quando mi passavano accanto. Purtroppo per fare "erpartito" oltre all'ideologia - condizione necessaria - ci vogliono anche i soldi - condizione necessaria ma non sufficiente. Questo dice la storia. Per ora ci mancano due condizioni necessarie. Anzi: vi mancano: andate avanti voi...

Per il resto, sulla categoria di fascismo ci si potrebbe confrontare. Pinochet possiamo chiamarlo "diversamente strenuo difensore delle libertà civili dei propri oppositori". Il problema è che se scegli questa strada, lui ti garrota senza nemmeno darti la soddisfazione di gridargli in faccia: "fascista!". Mi spiace molto per quelli che "la destra sociale", ma a me la lettura che Luciano dà del nazifascismo come ricorrente fase acuta del liberismo - sostanzialmente, come un liberismo che non riesce più a convincere i lavoratori ad amputarsi diritti con le buone - convince molto. Va da sé che chi blatera di neoliberismo non sarà d'accordo - ma questo non è il caso di Roberto: il neismo è una malattia "de sinistra".

Ovviamente, si apra la discussione, ma io devo rivedere un pezzo lungo per Micromega e quindi non so quando potrò starvi dietro nell'immediato...)